Milano, 16 ago. (Adnkronos) – I carabinieri di Bergamo non si fermano e in quella che sembra una maratona per dare un nome all’assassino di Sharon Verzeni, uccisa con quattro coltellate poco dopo la mezzanotte del 30 luglio scorso a Terno d’Isola, provano ad accelerare sul fronte genetico. In attesa dei risultati del Ris di Parma sui possibili profili trovati sulla vittima o sugli oggetti sequestrati vicino al corpo della 33enne, i militari stanno procedendo a eseguire più tamponi e non solo in via Castegnate dove la giovane barista ha perso la vita.
“Non c’è una profilazione di via Castagnate – spiega un investigatore -. Abbiamo eseguito una trentina di tamponi per esclusione, ossia di persone che potrebbero aver contaminato inavvertitamente la scena, cioè i soccorritori per intenderci; poi ci sono altri campioni ritenuti di interesse investigativo. Stiamo attuando un protocollo investigativo che vigeva già prima del caso Yara Gambirasio (la 13enne uccisa a pochi chilometri da qui e per il cui omicidio è in carcere Massimo Bossetti, ndr), per cui effettuiamo prelievi di Dna su pregiudicati o senza fissa dimora. Ne preserviamo un campione in modo che se i laboratori del Ris dovessero restituirci la traccia genetica dell’assassino potremmo procedere con il confronto e avere, in caso positivo, già un nome. A oggi – precisa – nessun profilo genetico è stato isolato” sul corpo della vittima o sui reperti sequestrati.
I profili ‘interessanti’ sono stati prelevati “tutti al di fuori di Terno d’Isola, ma non escludiamo di procedere ad altri tamponi anche in zona, il parametro della ricerca dell’assassino non è certo via Castagnate” precisano gli inquirenti. Una ricerca che non tralascia niente: “Al momento non possiamo escludere nulla, neanche che sia stata una mano femminile. Speriamo che la relazione finale dei medici legali ci offra qualche elemento in più”. E dagli inquirenti arriva anche l’invito a non demonizzare Scientology: “Non c’è nessuna pista privilegiata, Sharon e il compagno si stavano avvicinando a questo gruppo, ma indaghiamo su questa sfera di relazione come su tutte le altre cerchie relazionali della vittima”.

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