Di Domenico Michele Saldutto
Ogni anno in Italia si registrano centinaia di incidenti in acqua, con una media di circa 400 annegamenti annui. Solo nel 2023, secondo i dati della Società Nazionale di Salvamento, gli assistenti bagnanti hanno effettuato migliaia di interventi, salvando vite e prevenendo situazioni di pericolo. Nonostante l’importanza di questo ruolo, la professione sta attraversando una crisi profonda che rischia di compromettere la sicurezza sulle spiagge e nelle piscine.
Fare l’assistente bagnanti, o bagnino di salvataggio, dovrebbe essere un mestiere ambito, carico di responsabilità ma anche di soddisfazione nell’adempiere un servizio così importante per la cittadinanza. Il mare, il sole, l’estate, la bella gente che si diverte: un quadro idilliaco che dovrebbe attrarre molti giovani. Eppure, da qualche anno, gli esercenti balneari faticano sempre di più a reperire personale per questo ruolo essenziale.
Purtroppo non è tutto oro ciò che luccica, e le attrattive di un tempo si sono trasformate in orari di lavoro estenuanti (10/12 ore giornaliere) e paghe ridicole se si considerano i rischi e le responsabilità. La stragrande maggioranza dei lavoratori sulle spiagge, e nelle piscine la situazione è ancora peggiore, viene sottopagata. Gli straordinari raramente vengono riconosciuti nelle buste paga, i contratti non coprono tutte le ore effettivamente lavorate e spesso vengono proposti compensi forfettari. A questo si aggiungono vessazioni da parte dei datori di lavoro, che in molti casi pretendono che gli assistenti bagnanti svolgano mansioni ulteriori mentre dovrebbero essere impegnati esclusivamente nella sicurezza dei bagnanti. Questa pratica, oltre a essere illegale, è estremamente pericolosa e dannosa: qualsiasi cosa accada in spiaggia, la responsabilità ricade sull’assistente bagnanti.
Il problema non si limita solo agli stipendi e ai contratti, ma anche alle condizioni di lavoro. Molti stabilimenti balneari non forniscono attrezzature adeguate, le postazioni sono spesso dotate di zone d’ombra non consone ad espletare il servizio in totale sicurezza ,e tutto ciò si ripercuote inevitabilmente nella difficolta di garantire un pronto intervento efficace. Inoltre, la figura dell’assistente bagnanti viene spesso sottovalutata, considerata alla stregua di un semplice addetto alla spiaggia piuttosto che un professionista della sicurezza.
Non si può generalizzare, è chiaro, esistono imprenditori virtuosi che rispettano la professione e i contratti di lavoro. Tuttavia, questi casi rappresentano una minoranza, mentre il malcostume è diffuso su tutto il territorio nazionale, con una particolare incidenza nel Centro-Sud. La scarsa applicazione delle normative, la mancanza di controlli e la tendenza a massimizzare i profitti a discapito dei lavoratori hanno reso questa professione meno attraente per le nuove generazioni.
Proprio a causa di queste condizioni, gli assistenti bagnanti hanno iniziato a organizzarsi in gruppi per cercare soluzioni ai problemi comuni. Un esempio è l’ANAB (Associazione Nazionale Assistenti Bagnanti), attiva in diverse regioni come Veneto, Lazio, Campania, Toscana, Lombardia e Puglia. L’essersi uniti in un’associazione nazionale ha reso possibile un confronto costruttivo con le pubbliche amministrazioni, la Capitaneria di Porto, le realtà datoriali e i sindacati.
L’importanza del dialogo tra tutte le parti coinvolte è fondamentale per il futuro della professione. Solo attraverso normative più stringenti, controlli più efficaci e una maggiore considerazione del ruolo dell’assistente bagnanti si potrà invertire la tendenza negativa. Non si tratta solo di garantire migliori condizioni di lavoro, ma anche di tutelare la sicurezza di milioni di bagnanti che ogni anno affollano le nostre spiagge e piscine.
La comunicazione e il confronto con istituzioni come la Capitaneria di Porto, i sindacati e le associazioni datoriali sono fondamentali per continuare a migliorare la situazione di questa categoria di lavoratori. Gli assistenti bagnanti svolgono un servizio di pubblica utilità e meritano tutele, crescita professionale e un maggiore riconoscimento. Un futuro più roseo per questa professione non è solo auspicabile, ma necessario per garantire la sicurezza sulle nostre spiagge e piscine.
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