Roma, 27 feb (Adnkronos) – “Non chiediamo abiure ma un partito deve saper scegliere su un appuntamento così importante: supporteremo il referendum sul lavoro e sulla cittadinanza”. Elly Schlein chiude formalmente la stagione del renzismo. Nel suo intervento in Direzione, la leader dem ha dato l’ultimo colpo di spugna alle impronte lasciate al Nazareno dall’ex segretario e premier, schierando il partito a favore del referendum abrogativo del JobsAct, una bandiera renziana.
“Rispetto per chi non ha firmato il referendum, ma un partito deve essere chiaro e lineare: sui diritti dei lavoratori non saremo mai alla finestra”, ha sentenziato la leader dem. Nel 2014 il via libera alla riforma fortemente voluta da Renzi segnò uno degli strappi più profondi della storia dem. Alla Camera, al momento del voto, il Pd si ritrovò platealmente diviso con 29 deputati contrari al Jobs Act tra voti contrari e non partecipazioni al voto. Per non parlare degli assenti, come Enrico Letta.
I contrari (Cuperlo, Bindi, D’Attorre, Boccia tra questi) firmarono un documento per spiegare le ragioni dei dissenso. E a nulla valsero gli appelli all’unità dell’allora presidente Matteo Orfini e di Pier Luigi Bersani. Il sì arrivo dalla maggior parte del gruppo dem (allora forte di 307 deputati), alcuni dei quali ancora oggi tra i banchi del Parlamento. Tra i ministri del governo Renzi, in Direzione Andrea Orlando è stato netto: “Io non ho firmato il referendum” ma “fa bene la segretaria ad auspicare una convergenza massima”. Non tutti, però, hanno battuto le mani sulla scelta della Schlein sul referendum. Dalle parti dei riformisti, qualche dubbio c’è stato.
(Adnkronos) – “Sul referendum serve pluralismo perché se raggiunge il quorum comunque è sostenuto solo dalla parte più estrema del sindacato, visto che la Cisl, fino a poco tempo fa non lontana dal Pd, non è d’accordo e la Uil non ha raccolto firme e sta ragionando se mobilitarsi”, ha spiegato la deputata Lia Quartapelle.
Anche Piero Fassino ha messo in guardia: “Rischiamo di fare un dibattito sul lavoro di retrospettiva. In dieci anni tutto è cambiato compreso l’articolo oggetto di referendum modificato dalla Corte Costituzionale”. Mentre la senatrice Simona Malpezzi ha sottolineato come “le sensibilità nel Pd sul tema sono diverse”. Ma la relazione della segretaria, poi approvata all’unanimità, ha suscitato discussione anche a causa di un altro passaggio sull’Europa e la pace, un tema molto sentito in casa dem.
“Quando torneremo al governo per noi Trump non sarà niente di simile a un alleato. Noi non siamo con Trump e il finto pacifismo che cela una resa all’aggressore e non saremo con l’Europa per continuare la guerra”, ha detto tra le altre cose Schlein. Un passaggio che ha fatto sobbalzare alcuni presenti, come la vice presidente del Parlamento Ue Pina Picierno, la senatrice Sandra Zampa e ancora Fassino. Così è stata la stessa segretaria, nelle repliche, a chiarire: “Riprendo gli interventi di Fassino, Picierno, Zampa e dico che siamo d’accordo sul fatto che senza il supporto all’Ucraina a quest’ora staremmo discutendo di come Putin ha riscritto i confini dell’Ucraina e questa è una cosa che da sinistra non si può accettare. Io invece non sono d’accordo sul fatto che l’Europa non potesse fare niente di diverso”.
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