Di Paola Francesca Moretti 

“Quattro sono le cose che a conoscerle mi hanno resa più saggia: l’ozio, il dolore, un amico, e un nemico.” Dorothy Parker
Dall’affermazione della tanto celebre quanto cinica e sarcastica commentatrice delle abitudini americane del Novecento, parte il mio racconto sull’ozio da sempre considerato padre di tutti i vizi, ma è poi così vero? Nel dipanarsi di una storia in cui è la mia fantasia a tessere l’intreccio, l’ozio acquisisce una connotazione positiva.
Velata tra valli verdi e fiumi azzurri, la Città dell’Ozio si erge come un modello di calma in un mondo convulso. Sorta in un’era assai remota, questa città è un eden per coloro che cercano rifugio dalla frenesia della vita moderna. La sua architettura è un perfetto connubio di stili antichi e moderni, dove il tempo sembra essersi fermato, permettendo ai visitatori di riscoprire il valore della lentezza.
All’ingresso della città, una grande porta di legno abbellita da intrecciati intarsi accoglie i viandanti. All’interno, le strade sono strette e lastricate, fiancheggiate da case colorate che sembrano raccontare storie di epoche passate. Gli abitanti della Città dell’Ozio, noti per il loro senso di ospitalità, vivono seguendo un ritmo diverso. Qui, il tempo non è un nemico da affrontare, ma un amico da accogliere tra le braccia.
La piazza pubblica è luogo di incontro e socializzazione. In centro si trova una fontana di pietra da cui zampilla acqua fresca, creando un’atmosfera serena e tranquilla.
Ogni mattina, gli abitanti si radunano per condividere un caffè e discutere degli eventi della giornata, dando vita a un vivace scambio di visioni e fatti. In questo contesto, l’ozio diventa un’arte, un momento di riflessione e connessione con gli altri.
Camminando per le vie della città, si possono scoprire negozi e mercatini che offrono prodotti artigianali, frutti freschi e leccornie culinarie. Le botteghe degli artisti sono aperte, invitando i visitatori a partecipare a laboratori di pittura e ceramica. L’ozio qui non è sinonimo di inattività, ma piuttosto di una creatività che fiorisce quando si ha il tempo di esplorare e sperimentare.
La Città dell’Ozio offre anche vaste aree verdi, dove le persone possono passeggiare, meditare o semplicemente godere della bellezza della natura. I parchi, adornati da alberi secolari e fiori colorati, sono spazi di riflessione e calma che incoraggiano un atteggiamento più consapevole e in sintonia con il mondo circostante.
Nella mia fantasia la Città dell’Ozio rappresenta un modello di esistenza alternativo, in cui l’importanza di rallentare e apprezzare le piccole cose può insegnare a ognuno di noi il valore di una vita più significativa. In questo angolo di paradiso, l’ozio non è solo un modo di vivere, ma una filosofia da sperimentare.
“Perché è scomparso il piacere della lentezza? Dove mai sono finiti i perdigiorno di un tempo? Dove sono quegli eroi sfaccendati delle canzoni popolari, quei vagabondi che vanno a zonzo da un mulino all’altro e dormono sotto le stelle? Sono scomparsi insieme ai sentieri tra i campi, insieme ai prati e alle radure, insieme alla natura? Un proverbio ceco definisce il loro placido ozio con una metafora: essi contemplano le finestre del buon Dio. Chi contempla le finestre del buon Dio non si annoia; è felice”. Milan Kundera

pH creata con IA

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