Di Daniele Piro

E’ venuto a mancare il più grande di tutti, colui che ha saputo appassionare una generazione oggi “Boomer”, attraverso le sue mirabili telecronache spotive. Ci ha lasciato Bruno Pizzul che forse ai giovani ventenni di oggi dice poco o nulla ma a cavallo del ventennio 1980/2000 è stato un punto di riferimento per molti telespettatori oggi con i capelli bianchi. Nato il 21 marzo 1938 a Udine, Pizzul ha lavorato per decenni con la RAI, dove ha commentato molti eventi sportivi, tra cui le partite della nazionale italiana e i campionati di club. La sua voce è diventata iconica per gli appassionati di sport in Italia, letteralmente rapiti dalle sue telecronache durante le grandi competizioni internazionali, come i mondiali di calcio e gli europei. La sua capacità di raccontare le partite in modo coinvolgente ha lasciato un’impronta duratura nel mondo del giornalismo sportivo.
Pizzul era apprezzato per il suo stile di commento chiaro e incisivo, con un’ottima capacità di entusiasmare il pubblico e trasmettere l’emozione del momento. Dopo il suo ritiro, ha continuato a essere una figura di riferimento nel panorama sportivo italiano, partecipando a eventi, interviste e programmi dedicati allo sport.
Bruno Pizzul rimarrà nel cuore di un’intera generazione che difficilmente dimenticherà la sua voce pacata, il suo timbro graffiante, fatto di vocali allungate, e di un linguaggio pulito, senza eccessi e senza i troppi sensazionalismi urlati da molti dei telecronisti odierni.
Scompare con lui un pezzo di giornalismo sportivo difficilmente replicabile.
Che la terra ti sia lieve Bruno.

 

pH : Wikipedia

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