L’ editoriale del Direttore Daniela Piesco
Ci sono momenti nella storia in cui il silenzio diventa complicità, e le parole , se sbagliate , diventano crimini morali. È il caso della frase pronunciata da una dirigente del Partito Democratico in Friuli, rimossa solo dopo un’ondata di indignazione: “I cadaveri dei bimbi palestinesi sono il prodotto della cultura mediorientale di Hamas”. Fermiamoci un attimo. Ripetiamola lentamente. Rileggiamola. Interiorizziamone l’orrore.
Che sia stata detta da una dirigente di un partito “progressista” rende tutto ancora più insopportabile. In questo momento storico, in cui a Gaza si contano migliaia di bambini uccisi, parlare dei loro cadaveri come prodotto culturale è un atto di disumanizzazione violenta, offensiva, razzista. Non è “un errore di comunicazione”, non è “una frase mal formulata”. È il linguaggio della guerra sporca, della deresponsabilizzazione morale, dell’occidentalismo che guarda dall’alto verso le tragedie altrui. È l’aberrazione del pensiero che si mimetizza sotto le insegne della sinistra ma riproduce lo stesso schema tossico del suprematismo.
La stupidità si annida a destra come a sinistra. E qui non c’è spazio per pietà: se Giorgia Meloni sfrutta la tragedia per autocelebrarsi o insultare l’opposizione, altrettanto vergognoso è quando una dirigente progressista sputa sulla memoria di bambini innocenti per attaccare Hamas.
Ma a proposito di memoria storica, parliamo anche dell’ altra notizia che ha tenuto banco in queste ore riguardante Romano Prodi. Di recente ha “zittito” una giornalista che gli chiedeva conto della proprietà privata nel Manifesto di Ventotene. E subito si è levato il coro degli scandalizzati: “Ha fatto come la Meloni! Ha attaccato la stampa!”. No, calma. Prodi non ha aggredito nessuno. Ha fatto bene. Sì, avete letto bene: ha fatto bene. Perché ha reagito a un modo volgare, becero, strumentale di fare politica.
Alla stessa strega facciamo l’ esempio della Bibbia.
Se oggi il ministro dell’istruzione impone che si deve studiare la Bibbia a scuola, vogliamo giocare allo stesso gioco?
Allora leggiamola davvero, la Bibbia. Cosa insegna la Parola su cui vogliamo fondare l’educazione dei nostri figli? Che la donna deve stare zitta e sottomessa. Che l’adultera va lapidata. Che i bambini disobbedienti vanno messi a morte. “Chi maledice suo padre o sua madre sia messo a morte” (Esodo 21,17).
Lo vogliamo davvero fare questo viaggio?
E infine, Elly Schlein ha deciso di candidare Ilaria Salis, e già questa è una forzatura retorica. Ma le dichiarazioni di Salis sulla proprietà privata e le carceri sono una sciocchezza pericolosa. “Aboliamo la proprietà privata, aboliamo le carceri, regaliamo case a tutti”. Davvero? È questo il programma? Sembra una provocazione adolescenziale uscita da un’assemblea d’istituto, non un pensiero politico strutturato. La proprietà privata può essere regolata, mai abolita in blocco. Le carceri possono essere riformate, non abolite con uno schiocco di dita. Regalare case a tutti è una bella idea per un film fantasy, non per la vita reale.
In tutto questo, l’odore che sale è quello della superficialità: a destra, con slogan autoritari mascherati da identità nazionale, e a sinistra, con slogan infantili spacciati per rivoluzione.
Ma la politica è cosa seria.
La verità non ha colore, ma ha un peso. E oggi pesa come un macigno, come quei corpi senza vita sotto le macerie di Gaza, come le parole irresponsabili che li calpestano, come l’ignoranza spacciata per idealismo, come l’arroganza camuffata da fede. Basta con i politici che giocano a fare i profeti e gli attivisti che confondono la giustizia con l’utopia svuotata di senso. La stupidità, da qualunque parte arrivi, è sempre una minaccia. E va smascherata, isolata, combattuta. Con forza, senza sconti. Perché oggi non è il tempo del silenzio. È il tempo del coraggio. E chi non lo trova, è complice.