Racconto di
Domenica Sighinolfi
a cura di Letizia Ceroni

PREFAZIONE

Ci sono giorni un po’ strani durante i quali, una musica, una frase, un’immagine risvegliano ricordi sopiti, così, vai a cercare la tua” scatola dei ricordi ” dove sono conservate poche cose dal valore unicamente affettivo ma non per questo meno preziose.
Così ho rispolverato un piccolo manoscritto di mia mamma, un racconto scritto nelle notti in cui non riusciva a dormire e del quale mi aveva parlato, confidandomi il desiderio che un giorno venisse pubblicato insieme alla sua raccolta di poesie, tornatomi alla mente pensando alla situazione internazionale che stiamo vivendo.
La storia è vera ed è ambientata in un piccolo paesino della bassa modenese situato a ridosso dell’alto argine del fiume Panaro, facente da confine tra la provincia di Modena e quella di Bologna, nel periodo del regime fascista, tra lo sviluppo della campagna d’ Etiopia e la fine della campagna Russa.
Mia madre, autrice del racconto, non aveva titolo di studio, come moltissimi vissuti in quel periodo aveva solo la licenza elementare.
Il racconto è molto semplice e rispecchia i valori e la mentalità di quei tempi legata molto alla credenza religiosa, testimonianza di un modo di vivere ormai lontanissimo e dimenticato.
Voglio, con questa pubblicazione, farle dono di qualcosa che ha desiderato tanto senza mai riuscire a realizzarla, un gesto d’amore verso l’amore più grande che la vita possa donarci e che vivrà sempre nel mio cuore.
Con amore dalla tua Maria Letizia.

POVERO AMORE
(prima parte)

Katia era una fra le più belle ragazze del paese.
Figlia di modesti contadini, era nata libera come un fiorellino selvatico in mezzo alla campagna, buona e remissiva, aiutava la mamma nei mestieri di casa e, quando c’era bisogno, andava anche a zappare la terra.
La sera, nonostante tornasse stanca dalla campagna, cantava saltellando e quando si toglieva il fazzoletto dal capo, gli si scioglievano sulle spalle i lunghi capelli neri che, mossi dalla brezza del tramonto, accarezzavano il suo bel viso abbronzato che trasmetteva gioia di vivere.
Katia era anche una ragazza di sani principi, senza grilli per la testa e, quando le capitava di andare in paese per fare la spesa, restava sorda ai fischi di ammirazione di quei tre perditempo che erano sempre davanti al Bar Trattoria a molestare le ragazze e che, sentendosi feriti nell’orgoglio dalla sua indifferenza, l’accusavano di darsi un mucchio di arie; chissà chi si crede di essere, dicevano, ma intanto masticavano amaro perché sapevano che era modesta e seria.
Lei non aveva tempo di stare a civettare come tante sue coetanee, le sue giornate erano di duro lavoro eppure, quando ogni sera passava per andare in latteria a portare i bidoni del latte appena munto, era sempre sorridente, salutava tutti con tanta gioia, sembrava quasi che si stesse recando ad una festa invece che al deposito del latte.
Era ancora tanto giovane ma nel suo cuore aveva già un piccolo segreto, era innamorata di Roberto.
Lui era un gran bel ragazzo, serio e lavoratore ed essendo figlio di contadini, il cui podere confinava con quello della famiglia di Katia, per motivi di lavoro si vedevano spesso e si salutavano da lontano.
A volte gli capitava di trovarsi vicini e allora si sedevano sotto l’ombra di un grande albero per un momento di riposo; i loro discorsi trattavano di argomenti di gioventù, canzoni, amici e niente di più perché, da parte di Roberto, nei confronti di Katia non c’era altro che una  simpatica amicizia, ma lei non aveva fretta sapendo che per il momento non era legato a nessuna ragazza, infatti, durante una delle loro chiacchierate, le aveva confidato che non intendeva legarsi perché era ancora giovane e, il giorno che avesse deciso di farlo, non sarebbe andato a cercare una di quelle civette del centro paese, solo capaci di pitturarsi, io sono un contadino, diceva, non intendo cambiare mestiere, è un lavoro che mi piace e mi fa sentire libero, voglio trovare una ragazza semplice che possa essere la mia compagna per tutta la vita, seria e brava con i miei stessi sentimenti, una vera mamma per i miei figli.

Il sogno di Katia continuava senza che nulla turbasse quel suo modo di vivere, semplice e pulito.
Nelle sere d’estate, era solita sedersi sul bordo di un vecchio pozzo coperto di assi perché inutilizzabile, si appoggiava con la schiena all’arco di ferro battuto dove una volta veniva attaccato il secchio per attingere l’acqua, punto ideale perché, da lì , poteva vedere benissimo il cortile dell’abitazione del suo Roberto, poteva vederlo quando usciva e si riempiva lo sguardo di quella visione e il suo cuore batteva di gioia.
A volte lo vedeva giocare con il suo cane, allegramente, lo faceva correre e saltare e, quando alla fine lo richiamava con un fischio e si metteva ad accarezzarlo, avrebbe voluto esserci lei a ricevere quelle carezze, ma poi si sentiva turbata da quel desiderio anche se puro e naturale, così, volgeva gli occhi al cielo a guardare la sua confidente, la stella più bella e splendente, con lei poteva confidarsi liberamente, senza paura di essere tradita e le chiedeva di brillare sempre per il suo amore, perché temeva che se si fosse spenta lei si sarebbero spenti anche tutti i suoi sogni.
Ma un giorno, la sua buona stellina le venne in aiuto, era il giorno del suo sedicesimo compleanno…

Continua…

Ph Letizia Ceroni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

CAPTCHA ImageChange Image

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.