Di Letizia Ceroni 

Era primavera già inoltrata, una calda giornata di sole.
Erano le tre del pomeriggio e, avendo urgente lavoro da fare nei campi, Katia dovette accontentarsi di una “bicchierata cin cin” sotto l’ombra di un albero in compagnia dei suoi genitori e degli operai che lavoravano nel podere, però, trovandosi nelle vicinanze, fu invitato anche Roberto.
Katia impazziva di gioia ed euforia, era forse il vinello che aveva bevuto? Oppure era la vicinanza di Roberto? Mah…
Il fatto è che così allegra, vivace e accesa in volto, a Roberto non era mai capitato di vederla, ne rimase incantato e, quando i genitori della ragazza lo invitarono per quella stessa sera a una festicciola sull’aia, accettò con gioia.
Quando arrivò c’erano già ragazzi e ragazze amici del cugino di lei, che ballavano allegramente un bel valzer al suono di una fisarmonica, poi vide Katia.
Era bellissima, con un vestitino bianco a fiori blu, i lunghi capelli neri sciolti sulle spalle e quel corpicino così armonioso, era come se la vedesse per la prima volta, di solito la vedeva lavorare in campagna, vestita con abiti da lavoro non certo nuovi ed eleganti e i capelli raccolti e nascosti dal fazzoletto che le riparava la testa dal sole, la vide già donna e scoprì all’improvviso di provare un nuovo sentimento per lei : l’ amore.
Fino a quel momento, l’aveva considerata una mocciosa e non poteva immaginare che già da tempo fosse innamorata di lui e che si era fatta tanto bella solo per piacere a lui e che civettava ballando con un altro ragazzo nella speranza che la notasse fra le altre, che si accorgesse di lei.
Finalmente avvenne il miracolo, perché quella punta di gelosia che Roberto sentì nel cuore vedendo Katia stretta dalle braccia di un altro, gli diede la certezza che l’amava e non voleva perdere tempo.
Finora non aveva ancora capito che quella forte simpatia che nutriva per lei, in realtà era amore, la invitò a ballare e ballarono insieme per tutta la sera poi, quando si fermarono un po’ stanchi e frastornati, con la scusa di andare a bere qualcosa, si accostarono al vecchio pozzo e le dichiarò il suo amore.
Katia sentiva il suo cuore scoppiare di gioia e, guardando verso il cielo, mandò un bacio lassù, come a ringraziare la sua buona stella che finalmente aveva esaudito il suo desiderio.
Era una bellissima serata di luna piena e lei spiegò al suo Roberto che quella stellina così bella e splendente era il suo portafortuna e per quel motivo le aveva mandato un bacio, ora, sarebbe stata la stella di entrambi.
Tornata a casa, lo disse ai suoi genitori che  furono felici di apprendere quella bella notizia, sua mamma le disse : cerca di fare la brava e di tenertelo stretto, perché Roberto era il ragazzo che aveva sempre sognato per lei -.
Katia le rispose che avrebbe difeso la sua felicità in ogni modo e rimase stupita da quel discorso, di solito sua mamma era di carattere un po’ chiuso e non si lasciava andare a certe confidenze.

Trascorse un anno indimenticabile, ormai tutti in paese lo sapevano tutti e loro erano felici di farsi vedere sempre insieme.
Alla domenica andavano alla funzione religiosa in bicicletta, lei era molto devota e lui l’accompagnava quando non c’erano lavori urgenti in campagna, la sera, poi, andavano a ballare o alla fiera di qualche paese vicino, erano ormai diventati l’uno l’ombra dell’altro, così che lei non aveva mai avuto l’occasione di sentirsi gelosa, mai un litigio tra loro, erano felici e innamorati.
Ad offuscare quella gioia dopo un anno, fu il distacco per il servizio militare che lui doveva fare, ma ormai erano d’accordo che si sarebbero rivisti presto perché, con una licenza speciale, sarebbe ritornato ad aiutare i genitori a mietere il grano e così avvenne.
Per l’occasione organizzarono una festicciola sull’aia e loro ballarono tutta la sera perché quella felicità sarebbe stata breve, infatti, l’indomani Roberto avrebbe dovuto ripartire. La sera, dopo la festa, si appartarono e si diedero un lungo bacio.
Katia riceveva posta spesso e, mentre faceva i mestieri in camera e metteva le lenzuola alla finestra, a volte si intratteneva a sognare e si ritrovava a parlare al suo caro vecchio pozzo, testimone fin dall’inizio della sua storia d’amore e dei suoi sogni realizzati ; ti porterò dei fiori, gli diceva, che dovranno farti da corona come ringraziamento da parte mia perché sarai sempre lo scrigno della mia felicità.
A riportarla alla realtà era il postino, persona a lei più cara in quel momento, quando la chiamava per consegnarle la posta, lei faceva le scale di volata e, qualche volta, gli regalava una bottiglia di buon lambrusco perché il poveretto quasi alla soglia della pensione, il più delle volte faceva tutta quella strada solo per lei, lui accettando il regalo le diceva :- ti ringrazio ma non importa, questo è il mio lavoro e lo devo fare. Poi, si allontanava borbottando : beata gioventù…
Così, tra qualche breve scappatella e qualche licenza, arrivò il giorno del congedo.
Per gli innamorati ebbe inizio un nuovo periodo di felicità, tornarono a sbirciarsi da un cortile all’altro e salutarsi da lontano mentre erano al lavoro nei campi.
Ora era Roberto a sognare quando, un domani, avrebbe avuto vicino la sua Katia per sempre, anche nel lavoro perché entrambi amavano la campagna e sia con il vento primaverile che sotto il sole di giugno, quando mietevano il grano, si sentivano liberi e sereni.
Sognava anche di rotolarsi sull’erba con i suoi futuri bambini e, con questi pensieri, lavorava con più forza anche se sapeva che quei sogni erano un po’ lontani dall’essere realizzati, però sognare non costava niente e sapeva che anche lei sognava le stesse cose.

continua…

Ph Letizia Ceroni

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