Morte tra le stelle ,una raccolta di racconti noir dedicata al lato oscuro dei segni zodiacali
Sara era nata in una cittadina bagnata dal mare che dal mare traeva la sua relativa prosperità ed i suoi aspetti più pittoreschi.
Anche per Sara l’acqua era l’elemento vitale; non tanto quella del mare, per dire la verità, quanto l’acqua sorgiva della fonte: pura, limpida e feconda, quella che è felice di scorrere semplicemente e tranquillamente a valle, accontentandosi, nel suo percorso, di assecondare la vita con il suo abbraccio.
Così era l’indole fondamentale di Sara, potremmo dire la sua matrice: propensa ad una vita tranquilla, semplice, che seguisse il percorso già segnato dall’acqua, della tradizione e dei valori consolidati, senza svolte o precipizi improvvisi, senza traumi o cambiamenti che sconvolgessero i suoi punti di riferimento.
I suoi punti di riferimento erano la casa, la famiglia, i figli: la méta unica e grande che si prefiggeva di raggiungere a valle.
Sara, di contro, aveva creduto per tutta la sua adolescenza di essere una ragazza moderna, spregiudicata e innovatrice per le esperienze che aveva fatto e per quelle che credeva avrebbe sperimentato nel suo futuro.
Pian piano, però, aveva dovuto riconoscere e soprattutto con se stessa che lei, intimamente, in fondo in fondo, non era poi così progressista, anche se era cresciuta ed era stata circondata dal grande fervore dell’emancipazione femminile.
Intendiamoci, aveva condiviso e condivideva ed ammirava tuttora l’emancipazione della donna, la rivendicazione dei suoi diritti e della parità tra i sessi, ma lei era, comunque, di un’altra pasta e lentamente questa pasta stava lievitando, svelando forse la sua diversa e più complicata identità.
Dentro di lei pulsava forte e cresceva, giorno dopo giorno, la figura materna,
figura in cui sempre più si identificava e da cui contraddittoriamente era psicologicamente dipendente, figura che peraltro male si intonava e male conviveva con l’ideale di donna moderna, spregiudicata e innovatrice che aveva creduto di diventare.
Anche se era ormai adulta, questa sorta di doppia dicotomia rimaneva irrisolta e la “Grande Madre”, come inscindibile entità suprema, aleggiava nei suoi pensieri, influenzava le sue azioni, determinava i suoi comportamenti.
Lei, come una bambina, cercava protezione, rassicurazione, nutrimento morale e psichico nel prossimo ma, nello stesso tempo, non poteva fare a meno, a sua volta, di dispensare tutto ciò a chi le stava intorno come una buona grande e affettuosa madre.
Nei momenti di malinconica solitudine inoltre si cullava in ricordi infantili e romanticherie d’altri tempi, dove sempre le eroine erano salvate da cavalieri erranti o protette da qualche personaggio misterioso ma obbligatoriamente benefico.
Queste note positive, questi sotterfugi mentali, sembravano esserle sufficienti per il ritrovamento dell’equilibrio, per il benessere della sua anima che si accontentava di cose piccole, semplici e ingenue per sentirsi in pace con il mondo intero.
Il suo mondo, d’altronde, era molto piccolo. Un mondo interiore, nascosto, notturno, lunare, magico e sensitivo, contrappuntato dal sereno mormorare della fonte. Lì, finalmente tranquilla, lontana dal caotico, superveloce, futuristico e alienante mondo esterno, poteva ammirare la sua luna piena così pregna di premonizioni, di magia e di malinconia, nei panni dell’agnello ingenuo e delicato quale appunto lei fondamentalmente era.
Lì, sospesa tra l’acqua e la luna, si sentiva al sicuro dai lupi famelici e dissacranti del mondo esterno.
Il suo mondo era tutto rinchiuso in se stessa. Un mondo di gentilezza e di
delicatezza, di bontà e di altruismo, un po’ antiquato, un po’ retorico, un po’
conservatore e fermo nel tempo, dominato da immagini antiche e atmosfere incantate, dove lei però stava tanto bene. Dove tutti i suoi sogni e i suoi ricordi potevano fondersi e creare suggestioni e rassicurazioni per il suo avvenire e il suo divenire.
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Sara non era ambiziosa, non voleva arrivare in alto o lontano. Non voleva imporsi a nessuno.
Tutt’altro. Era lei, purtroppo, con la sua sensibilità e disponibilità sincera e disinteressata, ad essere fragile, influenzabile e facile preda per i lupi famelici pronti ad approfittare della sua indole ingenua e delicata, a meno che non fosse riuscita ad identificarli in tempo e a trincerarsi nel suo mini mondo personale.
Sì, era una romantica inguaribile, conservatrice delle sue cose, dei suoi oggetti, delle sue abitudini, dei suoi ricordi e non avrebbe mai fatto spontaneamente dei cambiamenti che avrebbero infranto o mutato i suoi sogni di bambina o le sue aspirazioni, seppure contraddittorie, di donna.
Non avrebbe mai imposto la propria volontà, né per proporre nuove conquiste come un condottiero, né per esercitare un potere come un comandante, né per realizzare alcunché di stravagante come un genio.
Col tempo era divenuta però consapevole di vivere perlopiù trascinata dagli eventi, senza mai esserne l’artefice, scorrendo proprio come l’acqua di un fiume nel suo letto già segnato.
Si rendeva conto di essere alquanto pigra e passiva, ma non per mancanza di carattere o sensibilità, quanto per assecondare, beneficiare e compiacere il più possibile le persone che amava e stimava. Proprio come l’acqua del fiume, che non si ferma ma è felice semplicemente di scorrere e assecondare la vita al suo passaggio.
Questo anche a costo del proprio annullamento, della propria rinuncia, come appunto
fa una madre devota e premurosa per il bene e il benessere dei propri cari.
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L’amore, aveva compreso ad un certo punto, era veramente l’unica cosa importante della sua vita, da cui sarebbe scaturita la sua realizzazione attraverso l’appagamento dei suoi bisogni primari: la casa, la famiglia, i figli. Amore di cui perciò non avrebbe potuto fare a meno pena il malessere, l’infelicità, la non realizzazione di sé.
E Sara non voleva stare male né essere infelice.
Era tutto a portata di mano, perché rinunciarvi?
Compromesso dopo compromesso, sempre per il bene della sua famiglia, dei suoi figli, per la sua pseudorealizzazione, s’era annullata sempre più. S’era messa in disparte, in silenzio, guardando con orgoglio e con il luccichio della felicità negli occhi i figli crescere, andare avanti, farsi forti, decisi.
Forse troppo forti, troppo decisi, troppo prepotenti, troppo arroganti.
Il mondo esterno, quello dei lupi famelici, aveva preso anche loro.
Era successo, chissà come e chissà quando, e questo sotto lo sguardo orgoglioso, premuroso e protettivo dei Sara!
Lei, cieca d’orgoglio e di felicità, non se ne era resa conto standosene rincantucciata nel suo mondo sempre più piccolo, nascosto e notturno, dove la luna, con le sue fasi calanti e crescenti, influenzava sempre più il suo umore, la sua sensibilità, le sue fantasticherie.
Si ostinava a vedere quello che non c’era più!
O era proprio la luna che le giocava dei brutti scherzi? Nessuna etica cavalleresca, nessuna romanticheria, nessun sogno poetico, nessuna chimera, nessuna sensibilità, nessuna umanità, nessun calore, nessun altruismo sopravviveva in quei suoi figli, carne della sua carne!!!
Figli famelici, catturati dall’ingranaggio freddo e perverso della vita caotica, spoetizzata, disamorata, snaturata dal progresso cieco, dalla tecnologia esasperata, dal futuro: cinici, robotici, egoisti, privi di qualsiasi calore umano, senza alcuna fede, alcun credo, alcuna utopia. Senza alcun Dio in cui confidare o da temere alcunché. Senza la “Grande Madre” cui fare riferimento.
Fu la luce della luna che le disvelò questa realtà, infrangendo rovinosamente i suoi sogni e le sue utopie, ma nello stesso tempo infondendole nuove e determinanti energie ….
Dal suo mondo interiore lei, agnello ingenuo e delicato, madre affettuosa, premurosa e protettiva, s’alzò, s’elevò dal suo cantuccio alla luce crescente, rombante della luna piena, gli occhi gialli scintillanti, i denti aguzzi formidabili e, così trasfigurata, punì come le sembrò giusto i suoi figli, carne della sua carne, rei di licantropismo cinico ed egoistico, sbranandoli con imparziale e cruenta inumanità degna della più affettuosa, giusta, infallibile, amorevole e protettiva delle madri esistenti su questa terra: la “Grande Madre”.